venerdì, 29 febbraio 2008

Il Famoso Cappotto Blu (Famous Blue Raincoat)

 

E' fine Dicembre, le quattro e son sveglio,

chissà se stai meglio mi chiedo da sempre

non è primavera ma New York mi aggrada

c'è musica in strada per tutta la sera

 

lo sai cosa penso?

Scegli di vivere da solitario

rifiuti ogni senso

spero che almeno tu tenga un diario

 

e...

 

Lei conservava un tuo ricciolo biondo

che tu le donasti a ricordo

di quando cercaste chiarezza.

 

hai poi fatto chiarezza?

 

 

L'ultima volta ti ho visto invecchiato

(il) cappotto strappato e l'aria stravolta

guardavi in stazione ogni treno in arrivo

sentendoti vivo ma senza ragione

 

tu me l'hai trattata

senza prestarle attenzione o riguardo

da quando è tornata

leggo il distacco da noi nel suo sgurdo

 

e...

 

avevi una rosa tra i denti, eri magro,

l'ennesimo zingaro ladro

ma ora lei se ne è andata

 

e ci manda i saluti.

 

E che dirti adesso, fratello, assassino,

ti sento vicino per quel che è successo

mi manchi persino ma ti ho perdonato

per quello che è stato del nostro destino

 

se passi ti dico,

sappi che siamo qui entrambi a aspettare

intanto il nemico

si è addormentato e lei sa cosa fare

 

e...

 

Tu le hai levato dagli occhi lo strazio

per questo, lo sai, ti ringrazio

credevo dovesse restarci

 

e…

 

Lei conservava un tuo ricciolo biondo

che tu le donasti a ricordo

di quando cercaste chiarezza.

 

in fede,

 

il tuo Cohen.

 

Questa l'ennesima mia traduzione di Famous Blue Raincoat di Leonard Cohen, un esercizio di stile col quale mi sollazzo ogni tanto (è la settima versione). Ha molti significati di non facile lettura, e più che sul mio maldestro tentativo terrei a segnalare, per chi non lo conoscesse, l'originale.

postato da: mullahnasrudin alle ore 14:22 | permalink | commenti (3)
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venerdì, 08 febbraio 2008

Very big success!



Ringrazio in particolare Carmen, Anna Maria, Roberto, Gianni e Andrea per i loro esercizi.




Il nome di Fanfanlatoulip è risuonato in scena




contraintes SecoloXIX250108

postato da: Guidoconf alle ore 10:38 | permalink | commenti (6)
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martedì, 22 gennaio 2008

 

LE DISINCANTATE SIRENE

(Tritautogramma a sequenza fissa L-D-S)  

 

   

 

Le donnacce, sapete? Le dileggiate signore lasciate da sole là dietro, strada lunga, dismessa, solo lampioni, dove squallidi lenoni dominano spadroneggiando; le desiderano sghignazzando, le desiderano sospirando lubrichi donnaioli, sordidi lestofanti, dottori stimati, luminari, distinti signori, libertini, divorziati, sposati.
La domenica, solitari legulei delusi, sospinti laggiù da sogni lontani dimenticati, sopiti, li destano spiandole, larvate dee, sostano lì daccanto, sembrano lemuri dolenti, silenziosi. Le donne salgono, loro danno soldi, le donne sesso. Lo danno simulando, languori distratti, sembrano lontane. Dio, se lingue, denti, saliva lasciassero decisi segni! Là dietro soltanto lucro, denaro, sesso? Lo dicono scambio. Lacrime dovrebbero scambiare, lutti, dolore, solitudine, lasciare due sorrisi lievi, domandarli. Scusi, Lei dissente signora? Lei dice sicura: loro dovrebbero salvaguardare la dignità. Sentite, lasciatemi dire: “Scopriamole, le donnacce".
Sono le deportate schiave: Ludmille diciottenni, Svetlane, le Domitille sedicenni, libellule dodicenni soltanto, labbra di sangue, lacrime dure, segni lividi, disperazione.
Sono le disinibite selfagent: lucide, deliberate, spogliatesi liberamente di scrupoli lievitano denaro, sanno lottare, difendersi.
Sono le dame sfasciate, lingue di serpente, lustrini demodè su lardosi decadenti sederi: la danno sottocosto la domenica.
Sono le dolci sorelle, leggere, disponibili, sopiscono liti domestiche, sanno lenire delusioni.
Sono le double sex lusofone: debordanti seni lucenti di strass, labbra di silicone: lucrano di sedere.  

 Lavoratrici di strada, lembi di società.
Le dimentichiamo spesso, le disprezziamo sottacendo le domande scomode.
Le disincantate sirene. Lucciole, dicono. Semplicemente, le dichiaro sorelle.



 

 

 

postato da: triana alle ore 16:30 | permalink | commenti (3)
categoria:tautogrammi, triana
martedì, 22 gennaio 2008

Segnalo l'uscita di Corto Circuito, Rivista di cultura ludica, cacopedica e potenziale edita da Joker (www.edizionijoker.com).



Gran capo Sandro Montalto, nel primo numero compaiono tra gli altri Paolo Albani, Umberto Eco, Ennio Peres.


Merita


 


 

postato da: Guidoconf alle ore 09:46 | permalink | commenti (1)
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mercoledì, 16 gennaio 2008

Te lo do?

(sonetto bisillabo tronco)

  

-Te

lo

do?

-Che?

 

Ce

l’ho.

-No!

-Eh…

 

Me

ne

vo

 

e

go-

do!

postato da: brianzolitudine alle ore 18:44 | permalink | commenti (4)
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giovedì, 20 dicembre 2007

ESERCIZI  DI  STILE versione  CANZONIERE

E' inutile, ho provato a fare un file musicale di accompagnamento ma non riesco a venirne a capo. Peccato perché se mi sentiste cantarla con la vocetta da cinese e la musica su scala pentatonale di mia composizione cadreste senz'altro in deliquio. Per ora posto solo le parole (voi però provate a immaginarla in tutto il suo fasto canoro).

ORIGINALE 

Un uomo e un cane passeggiano in un giardino pubblico.
A prima vista non si saprebbe dire con certezza se sia l’uomo ad accompagnare il cane o viceversa.
Ogni tanto i due si fermano per soddisfare i propri bisogni personali o per aspettare che l’altro faccia con comodo.
A differenza dell’uomo, i bisogni del cane sono per lo più di natura fisiologica e non ammettono deroghe.
L’uomo appare più benevolo rispetto al cane e attende il momento opportuno per sedersi su una panchina e accendersi una sigaretta.
Il cane non fuma e in questo caso preferisce mettersi a cuccia sopravento e guardare la gente che passa.      

UN UOMO E UN CANE (CINESE)   

mandarino e bassotto 2 

 

  dlon! (suono di piccolo gong)

Nel gialdino pubblico
Vanno a passeggial
Tutte le mattine 
uomo col suo can

Vanno un po’ sul plato
Fanno tai chi chuan
L’uomo è un mandalino
È un bassotto il can

dlon!

Ola con pazienza
L’uomo lesta lì
Pelchè il cane ha ulgenza
di fale pipì

Poi su una panchina
Fuma sigaletta
Mentle questa volta
Cagnolino aspetta

dlon!

Ma è già mezzogiolno
È ola di tolnal
Plesto plesto a casa
Subito a mangial!

Al padlone piace
Tanto il buon bassotto
Quando alliva a casa
Ci fa lo stlacotto

dlon!

Rallentato:

Ed ogni mattino
Tolna a passeggial
Vecchio mandalino
Con un nuovo can

DLOOON!!


postato da: triana alle ore 00:19 | permalink | commenti (3)
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mercoledì, 26 settembre 2007




Immagine

postato da: Guidoconf alle ore 14:51 | permalink | commenti (6)
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domenica, 23 settembre 2007

cucù...? Vi è quarcùu?

LA DIABOLICA SORTITA

 (Tritautogramma a ripetizione sequenziale fissa L-D-S)

diavoli  



Letterati, drammaturghi, scrittori, ludolinguisti, desistete, sconsiderati!
Liberatevi dallo scrivere, liberatevi da Satana!
Lo dovete sapere. Lasciatemi dire: sono Ludmilla, dunque so.
.........................

Ludmilla, diligeva scrivere.Lasciava depositare sensazioni, le decodificava scrivendole, leggère di sostanza. Lettere, diari, stralci.
Le dissero:
- Sai levigare, descrivi situazioni liriche, distilli sentimenti, Ludmilla. Dovresti scrivere libri, diobono!

Subito lei decise: si legò determinata sul legno della sedia, legno durissimo, scrisse. Lunghe debordanti storie leziose, datate, sopravvalutate largamente da sconosciuti lettori di siti letterari:
“Delizioso! Sorprendente! Lacrimai! Dostoievskiana! Sublime!
Lettori disavveduti? Semplicemente leggeri? Dolosi scansafatiche? Lodandola dissennatamente solleticarono le deboli speranze letterarie della superficiale Ludmilla, definendola scrittrice.

Lusingata, di suo lacunosa di selfconsciousness, lei, dunque, sdegnando le disamine sicuramente lungimiranti di scaltriti letterati, direttamente spedì leccati dattiloscritti suoi lassù dove splende luminoso Dio sempiterno .
Ludmilla dimostrava sicumera lisciandosi:
- Dimmi, sarò la degnissima scrittrice lauta di successi?
La domanda suonò lepida. Dio sorrise.
Leggendo, drasticamente scurò: lettura disgustosa, soporifera!
- La demente - sbottò - lei destinata? Sehh, lallero! Detestabile superbia! Letterata? Dannosa socialmente!!!…Le donne!
Scocciatissimo, lanciò due saette, liquefece deserti, spruzzò liquamosi diluvi, scagliando lampi disseccò sorgenti.
- Le dovrà servire, linguaiola, da severa lezione! - Disse smettendo, longanime, di seminare letali disastri. Sbadigliò. La dannerò, semmai, laconico dichiarò.

Subendo, Ludmilla, divine stroncature, latrando di stizza lasciò Dio: saluti! Livorosa, discese sotto, là dove sulfurei lezzi
delimitavano satanici lidi. Diavoli scoreggiavano loffe dissacrando salmi luterani, diligentemente scaccolandosi, laidi.
- Dove sta Lucifero, dove Satana? -
- Là, dissero sghignazzando

Lucifero defecava spudoratamente; lappava deltoidi Satana, lussurioso.
- Ditemi, scriverò? – Ludmilla domandò sfrontata lanciando doppi sguardi lascivi - diventerò superfamosa?
La derisero, scialandosi, lubrichi, della sua leggendaria dabbenaggine:
- Sorbole! Lucifero, drizzati, salutala!
- La dottorona! Satana lo diresti? SCRITTRICE, lalalà!!
- Discutiamo seriamente, luccioletta. Desideri successo? La dannazione sarà legittimo, dovuto, soldo. Leggi:

“Dovrai sottostare, lasciarti dominare, sodomizzare, lustrare deretani, scofanarti letame, digerire sassi, ledere dignità, scordare lealtà, dovere, sentimenti, lucrare, delinquere, strisciare”.

- Ludmilla, decidi, sottoscrivi?
Ludmilla disse sì.
Loro dissero:
- Sentiremo. Leggerai domenica. Sparisci.

La domenica Satana le disse:
- Scendi, leggici delle storie. Lavoriamo duro settimanalmente. La domenica sospendiamo. Lunghe domeniche senza linciar dannati, seriose, libere da scuoiamenti, le domeniche senza le divertenti sferzate, le dentate sanguinolente lasciate, dolorosissime, sulle lanuginose duplici sfere lubrificatrici del sesso, le ditate strappaocchi, lingue di scribacchini da lessare, sbruciacchiamenti, liquefazioni di speculatori, lottizzatori doverosamente scarnificati, ladri di stato leccanti doviziosi stronzi: lepidezze davvero sfiziose. Lavoriamo duro seppur lieti di svagarci. La domenica siamo lassi, demotivati, scoglionati: Ludmilla, divertici, suvvia!

(Laggiù, dannati semisvenuti, lungo dossi scoscesi, liberi da sofferenze, languivano debolmente sollevati. Lunedì, drammatica scadenza!)

Ludmilla disse:
- Subito!
Lesse, declamando saccente, lacrimose, deprimenti storie, lungaggini dolciastre, soporose.
Lucifero, deconcentrato, sbadigliava letargico - di solito lui digrignava - Satana lasciava defluire scorregge, liquide deiezioni, sonnecchiando. (Leggermente depressi, sembravano.)
Ludmilla, dal suo leggio, dedita, snocciolava litanie defatiganti, svenevoli letture da suicidio.

LA DEBACLE

Senonché lamenti dolorosi si levarono dalle sparpagliate larve dolenti, supplichevoli, lunghe distese sul lutulento dirupo:
- Salvateci! Ludmilla, desisti! Soccombiamo! Lascia, deh, strazianti letture! Delicato sembra Lucifero, dolce Satana: la disgraziata supera le dolorose scorticature, le dodicimila scudisciate, le dentate supercrudeli.
Lume di speranza: Ludmilla, diavolosanto, soprassieda, liberandoci dallo stillicidio; lunedì, domani, sia lestamente dato: saremo lieti di subire le diavolerie solite.

Lucifero destò Satana. Lambiccandosi dubbiosi sospettavano Ludmilla di sopraffarli. Lei dunque sembrava largamente, decisamente superiore:
Leggendo, deprimeva diavoli, straziava larve dannate, strappando loro devastanti, spaventosi lamenti. Dichiaravano Satana, Lucifero, diavoli sopportabili, lievi. Disdicevole! Saprebbe Ludmilla detronizzarli? Subito la destituirono scacciandola. Lurida donna spocchiosa! Leviamocela dalle scatole!

Ludmilla deambula su limbiche dune silenti. Legge dattiloscritti solinga. Là dimorano solo lemuri dannatamente sordi.

postato da: triana alle ore 00:58 | permalink | commenti (9)
categoria:tautogrammi, triana
giovedì, 16 agosto 2007

Il mago della pista

Sciàmano,

sci amano.

Sciamàno

scia? Ma no,

sci a mano

sciàma, no?

 

postato da: mullahnasrudin alle ore 14:51 | permalink | commenti (8)
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giovedì, 12 luglio 2007

Oulipiani vicini e lontani,


amanti dello svolazzo e dello schiribicchio,


anime labirintiche e potenzialmente contorte,


qualcuno di voi ha un file aggiornato degli esercizi di stile fin qui proposti?


 

postato da: Guidoconf alle ore 09:41 | permalink | commenti (1)
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venerdì, 08 giugno 2007
06/06/2007
FIORI DI BACCO
E MAMME CACCIATRICI

Sbocciano alteri magici frutti
tra foglie d’acanto e di elleboro
e nella gola di Bacco i rutti
fanno sbocciare persin l’alloro.
Spine domestiche rose tardive
soffriggo in spasimi di verità:
la noia rende belle le pive
nel sacco vuoto che ritto sta.
Sciolgo una cantica all’elemento
che fu scoperto dalla Curie
al radio, all’ulna, al fibrocemento
che per amore presto morì.
Pargoli stitici presto accorrete
che d’Euchessina v’investirò
nel mondo arcaico ne converrete
l’olio di ricinino giammai mancò.
Brandite mazze per demolire
ogni vetrina di cibi per gatti
e manganelli per triturare
i topi in scatola cari da matti.
Riposano su punte acuminate
i difensori della mia coscienza
onore a loro e strade lastricate
di pomodori cavoli e pazienza.
Discendo agli inferi bell’e vestito
per ossequiare Donna Prassede
ma Satanasso non ha capito
e sul mio stomaco ora si siede.
Lucciole affrante col lume spento
cantano in coro la mia canzone
fatta di cera per pavimento
e il soldiesis risponde a tono.
Dietro la porta c’è un nascondiglio
che cela spesso le malefatte
della mia Noce, del suo gheriglio
che si stropiccian su brande sfatte.
Manda dal cielo lampo vermiglio
Giove l’olimpico sempr’arrabbiato
e sulla terra getta scompiglio
anche fra l’uova di cioccolato.
A mezzogiorno tutte le mamme
davanti a scuola con lo jeeppone
i figli aspettano col lanciafiamme
in bella mostra sul cupolone.
Su quelle macchine prive d’encefalo
i paraurti sono un’opzione
sono dotate di parabufalo:
safari mistico, l’educazione.
I figli crescono le mamme imbiancano
ma chi l’ha detto, porca miseria?
Altro che storie le mamme mancano,
son tutte sotto la scuola media.
postato da: romanesche alle ore 13:10 | permalink | commenti (3)
categoria:non sense
mercoledì, 30 maggio 2007

- Pronto pronto… sono mortificata ragazze, arriverò un po’ in ritardo – si scusò Ada, ansimando nella cornetta – ma aspettatemi, mi raccomando, dobbiamo scrivere la favola di….
Lulù, Ebe, Loto e Mimì  la interruppero in perfetta sincronia con voci gelide:
- Eh no, mia cara, non ti aspettiamo…-
- Ma avevo già pronto il mio cestino di A! Non ditemi che anche questa volta vi arrangiate da sole?- balbettò Ada incredula
- No, troppa fatica –
- E allora?
- Te l’avevamo detto che avremmo chiamato la supplente!-
- E chi avete chiamato?-
- Amanda-
- Ommioddio, no! Proprio Amanda! Quella è un’egocentrica, vorrà fare sicuramente tutto da sola!!
    

 

Lavacappala  

 


Lavacappazza 003 copia copiaTriana




Ragna, da brava mamma, ama Acara, ama Asparaga, ma, mammastra d’Amanda, la maltratta:
Malnata! –starnazza aspra– Spazza, lava, dà la pappa all’anatra, alla vacca, alla cagna, dà la tazza calda ad Acara, ad Asparaga!
Amanda ‘s’affanna, arranca scalza, trasandata, fa la scala, va alla stanza d’Acara, d’Asparaga: Acara sta stravaccata, Asparaga, accaparrata la branda, fa la gradassa: ah ah, stanca? Ma va là… va a badar alla casa, va a lavar la cappa, ‘Lavacappala’



Barnaba, parà d’Arkansas (ma ha la casa a Farfa) dà la Gran Danza (s’accasa? )Lavalacappala ama ballar, ma Acara, Asparaga, han la mattana:
- Ah ah ah, Lavalacappala a ballar!
- Ah, Ah! Fa ballar la ramazza!
- Bada alla casa, lava la cappa! – fa la mammastra.
Andata Ragna, andata Acara, andata Asparaga, Lavacappala, affranta, sta a casa. S’appalla la ragazza, ma plana dalla Spagna la tata, la fata Blanca:

-Amanda, va' a ballar!
- Ah, tata Blanca! M’han tarpata! Andar a ballar? Scalza? Trasandata?La casacca strappata? La mammastra ha la tasca tappata…
- Basta far la lagna, fa la fata, la mammastra taccagna sarà gabbata: Amanda andrà alla Gran Danza! Abracadabra! Balza, frappa, nappa, falpalà, scampana la casacca, strass alla bandana….là: Amanda ammantata da gran Dama! …Sprash! fragranza alla lavanda. Ma… scalza alla danza? - Abbranca la banana, abracadabra, la fa scarpa, altra banana, altra scarpa. 

lavacappala con bananetriana


Trallallà…canta la fata Blanca…va all’hangar, Abracadabra, l’Alfa scarcassata la fa cab…ma al cab manca…abbranca la cagna, Abracadabra, la fa cavalla, ma la cagna ha da star a casa a latrar… arraffa l’anatra, Abracadabra, la fa cagna, stana la vacca dalla stalla, Abracadabra, la fa anatra, stana la carpa dalla vasca, la fa vacca, stana la blatta dalla cappa, la fa carpa, la zanzara la fa blatta...la sarabanda! … La fata Blanca annaspa:
- Basta! Va’ alla Gran Danza . Ma bada: a casa all’alba, fa la brava! La tata sa far la maga, ma smandrappata…All’alba dal cab cadrà l'Alfa scarcassata, la cavalla sarà cagna, la cagna anatra, l’anatra vacca, la vacca carpa, la carpa blatta, la blatta zanzara, la casacca scampanata casacca trasandata, la Gran Dama sarà Lavacappala….
- Smack smack tata Blanca!! Amanda, grata alla fata, scappa alla Gran Danza.
- Amandaaa!! Amanda!!! - S’affanna la fata: all’alba la scarpa sarà banana!!!!

A Farfa, alla Gran Sala da Danza,  Barnaba, parà d'Arkansas,  s’appalla, vaga, manca la ragazza da accasar! Ma avanza Lavalacappala: affamata, sbafa lasagna, babà, tracanna fanta, (ammazza, magna la ragazza, …). Barnaba s’arrapa, la fa danzar: ballan la salsa, la bamba, la lambada…Lavacappala accaldata s’aggrappa a Barnaba, tasta la patta, Barnaba la palpa, …Ma s’attardan, l’alba avanza…

Da-dan!… Dannata alba! Lavacappala ha da andar. Barnaba, la placca, s’attacca alla casacca scampanata, ma l’amata strappa, scappa scalmanata, alla scala casca la scarpa, s’aggrappa al cab, dà la pacca alla cavalla, …. va' cavalla, va'! Clap clap clap, va’, va! - la strapazza – vaaaa! Ma all’alba la cavalla latra, dal cab stramazza l’alfa scarcassata  (manca la nafta), la cagna a casa starnazza, l’anatra va alla stalla, la vacca annaspa (manca la vasca), dalla vasca la carpa scappa alla cappa, la blatta fa zzzzz… L’ambaradam! Amanda, la casacca trasandata, lava la cappa.

-Amanda, Amanda!!
Barnaba va alla scala, raccatta la banana: strana scarpa! Amanda sarà da accasar? La ragazza l’arrapa, par adatta alla casa, (magna, ma a Barnaba garba la grassa). Barnaba la brama (brama da parà). Basta. La scarpa-banana sarà mandata casa casa a stanar l’amata.

A casa d’Amanda

Lavacappala, all’altra stanza, sta appartata a ramazzar.
Ragna, da brava mamma, vanta a Barnaba la cara Acara (smaltata, mascara, lacca, la gamba accavallata, fa la fatal):
- Ragazza adatta al parà, andrà alla parata da gran dama!
(Ma ha l’anca malfatta, la panza, par calva, par strafatta).
- A Barnaba garba l’altra?- Fa avanzar Asparaga: - Ragazza rara, adatta alla casa (ah ah, Asparaga, ama star sbracata) lava, sa far la pasta, la lasagna!
(Ma  magra magra, bassa bassa, ha la bazza, par falsa)
A Barnaba fan cagar, ma azzarda. Cava dalla tasca la banana:
La dà ad Acara:
- Calzala!
- Ah ah ah, calzar la banana!! La panzana! Pappala la banana! –
- Sgarbata! -  fa Barnaba –  l’amata la calza la banana, la calza! 
- Ah ah ah, la calza a rata? – fa Asparaga.
- Basta!! L'amata  saprà calzarla -
  Barnaba nasa zaffata alla lavanda. Scandaglia:
- Ha a casa altra ragazza?
- Altra ragazza? – Ragna fa la vaga.
- Ma va’, ma va’… - fa Acara
Ma Lavacappala canta dall’altra stanza.
Barnaba scansa Acara, va, la stana:
- La ragazza là alla cappa!!!
- Mah, mah… Lavacappalaa??? Trasandata, scalza, malandata…- fa Asparaga smaccata.
- Falla avanzar! – latra Barnaba.
Lavacappalaa!!! - Starnazza la mammastra.
Amanda avanza, Barnaba sbanda, la patta s’alza: scalza, la casacca slabbrata, la ramazza alla man, ma par farfalla la ragazza amata.
- Amanda!
- Barnaba!
Dà a Lavacappala la banana raccattata alla Gran Danza:
- Calzala!
Lavacappala accavalla la gamba ambrata, calza la banana , plana la tata Blanca, sbarazza Lavacappala dalla ramazza, dalla casacca slabbrata,  Abracadabra, l'ammanta da Gran Dama, sprash, zaffata alla lavanda: Ah, Amanda, la fata! 
 Barnaba l’accasa, la fa mamma… la fata mamma! 

 

Amanda a casa fa la fata…. S’alza, , lava la cacca a Sara,
l’allatta, dà la tazza calda a Barnaba....


- AAAALT!!  Ferme tutte, non vale! – Ada era furibonda. - Questo seguito non c’è nella favola e poi questa fata mamma mi sa di già sentito…Ora che mi ricordo! L ’ho scritta io da sola una volta che eravate tutte rimaste bloccate nel traffico… questo è un plagio!
- Hai ragione, questa volta ha esagerato – convennero Lulù, Mimì, Ebe e Loto.
- Come volete – sbuffò Amanda con sufficienza - finiamola lì. Comunque non siete moderne. Ancora credete alle favole con le  fate e i principi. Le vere Cenerentole dei nostri tempi sono quelle del seguito della storia…
- Sì, ma l’hai copiato però !
- Oh, quanto la fate lunga, ho fatto delle modifiche .
- Certo - tagliò corto Ada inviperita - hai cambiato solo il nome della protagonista, c’era il mio, hai messo il tuo. Egocentrica, ecco cosa sei! 






 
postato da: triana alle ore 23:45 | permalink | commenti (5)
categoria:triana, omovocaliche
sabato, 12 maggio 2007

Purtroppo per voi ve ne somministro un altro anche qui. Dedicato a Nick e Name, come promesso.

....................................

- Ecco, non ci posso credere,  nche oggi ci h l sci to nei p sticci-  piagnucolò Lulù
- E poi quelle stupide scuse che si invent… l  scop che non p rte, le  zi  m l te! - borbottò Loto
- Ma qu li scope qu li zie? Quell s’è fatt l’ m nte, ve lo dico io  - sogghignò Ebe.

- SILENZIO!!! – urlò Mimì. Sto riflettendo. Mi confondete coi vostri pettegolezzi. Dunque dunque…venite qui piuttosto. E’ più difficile se non c'è lei, però non impossibile... mumble mumble...si potrebbe togliere quello e mettere questo... Ecco, vedete, con piccole modifiche qui e lì…..Che ne direste così?  

    

         VERDENEVE  E  I  SETTE  OMETTI

verdeneve 001 copia
triana 



Prologo  



Un re e l’illustre consorte, dopo molti inutili sforzi, ebbero infine un  bebé. Un tenero esserino di sesso femminile. Come furono felici dell'erede! 
- Che pelle di velluto e che gote rosee! Di tutte le femminucce del regno questo è il più bel bocciolino! - si sdilinquirono i genitori. Che nome scegliere però? I due furono molto indecisi. Ebe? Troppo corto. Ester? Troppo comune. Forse Iris, come il fiore? Sì, forse.. no, troppo striminzito! Ebbene - ci credereste? -proprio quel giorno, si verificò un evento prodigioso: scesero molti fiocchi di neve verde.
–Dev’essere un segno del destino! – Dissero i due sposi e perciò scelsero senz’indugio il nome di Verdeneve.
Un brutto giorno il re restò vedovo. Dopo un po’ di tempo, decise di prender moglie di nuovo e sposò Berenice, un bell’involucro per un cuore invidioso e crudele. Finì che morì pure lui e Berenice, obtorto collo, dovette tenere con sé Verdeneve.  



Un decennio dopo 

postato da: triana alle ore 10:19 | permalink | commenti (4)
categoria:triana, lipogrammi
giovedì, 10 maggio 2007
 

L’Elisir d’Amore (Divagazione in quadrato magico)

 

 

La risoluzione di Adina

 

“Amorale metodo, lo temo. Darò me, mora. Do meto? Lodo te, me, l’aroma.”

 

 

AMORALE
METODOL

OTEMODA
ROMEMOR
ADOMETO
LODOTEM
ELAROMA

 

postato da: mullahnasrudin alle ore 08:53 | permalink | commenti (3)
categoria:mullah-nasrudin
mercoledì, 09 maggio 2007

 

ricevo questo  commento al mio ultimo post Berrettino rosso:

Interessante, anche se con vincoli più stretti di solito ci abitui a risultati ancora più raffinati.
Blogger: La mia homepage: http://mullah-nasrudin.splinder.com Contattami Guarda il medialog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente mullahnasrudin
 
 
Vincolo lasco o costrittivo? (Risposta al Mullah)




Caro Mullah, a proposito di vincoli – hai or ora ricordato i vincoli più costrittivi a cui usavo far ricorso con risultati, a tuo avviso, più raffinati - il discorso va fatto in modo non scontato. Il punto sta appunto (scusa il bisticcio) in una domanda: quali risultati ti proponi? Il vincolo molto costrittivo, obbligandoti a salti sintattici, ad arrampicarti sui muri, a mangiarti gli articoli, dà luogo a un risultato buffo, straniato, suscitando la risata, lasciandoti di stucco magari: una scrittura in cui il vincolo la fa da protagonista risaltando in primo piano agli occhi di tutti. In una monovocalica o un tautogramma, in un palindromo o in un anagramma, ammiro l'abilità di chi si misura con simili difficoltà, ma riconosco subito il vincolo in molti casi addirittura dichiarato a priori.

postato da: triana alle ore 13:32 | permalink | commenti (5)
categoria:dibattito, lipogrammi
sabato, 05 maggio 2007

-Uffi uffi, è sempre in rit rdo lei! - sbuffò Ebe.
-E  desso come si scrive quel r cconto? – disse Lulù.
- Come si può scrivere? - Ripetè Loto triste triste.
- Silenzio! - Fece Mimì - devo riflettere. Uhm uhm… -
Si concentrò due minuti e poi disse con tono di trionfo::
- Ecco! Si può, si può! E’ sufficiente sostituire:

Triana

con  

triana

e  

cappuccetto rosso copiatriana

con    

 

berrettino rosso copiaTriana 



Ecco. Così è tutto OK. Pronti!   



BERRETTINO ROSSO 



Sentite un po’ che succede se i bimbi sono disubbidienti.
Lilli, ovvero Berrettino Rosso, perché tiene sempre un berretto rosso sui riccioli, vive coi genitori in un villino sul colle, nei pressi di un bosco. Oggi deve scendere nel borgo vicino, dove vive suo nonno. Il nonno non si sente bene, perciò Berrettino Rosso mette per lui in un cestino le medicine e un po’di dolce , un buon tortino di mele cotto in forno.

postato da: triana alle ore 22:25 | permalink | commenti (10)
categoria:bambini, triana, lipogrammi
domenica, 08 aprile 2007

Sebone (de' Fibonacci ) invia per tutti noi gli auguri pasquali, che volentieri vi trasmetto e che intanto io gli ricambio:

 

> Fibo Pasquale:
>
> E
> la
> Pasqua
> di nuovo
> è arrivata.
> Ci porta le colombe
> le campane e le uova colorate.
> Ma soprattutto, e non è cosa da poco, l’abbacchio con patate!
>
>    

Auguri a tutti, Seb
>

postato da: triana alle ore 10:59 | permalink | commenti (3)
categoria:
sabato, 31 marzo 2007

Continuo con la restrospettiva di Altman:   

 

   

 

 

 

 

 

 

 

postato da: triana alle ore 23:55 | permalink | commenti (1)
categoria:haiku, tarocchi, crittosciocche
venerdì, 30 marzo 2007

Maldestri esperimenti di taroccaggio: 

Tutto Altman

 

1° tempo   

 

 

 

Intervallo 

 

   

 

2° tempo 

 

  

   

   

 

 

postato da: triana alle ore 21:18 | permalink | commenti (1)
categoria:tarocchi
mercoledì, 28 marzo 2007

Divagazioni su Tosca

 

La giovane figlia di un macellaio chiede al padre di acquistarle un casco Ascot. Il genitore, dopo qualche tentennamento trova qualche soldo e acconsente per evitare tensioni familiari, e rinuncia così a una serata in allegria con una donnina di strada.

 

"Ascot? Tosca, o casta Tosca, costa 'sto casco! To'! Stacco 'sta costata, scosto casa? Tocco tasca, tosto sacco tasto... Casa scotta, cosa tocca… sto casto!"

 

ASCOT

TOSCA

OCAST

ATOSC

ACOST

ASTOC

ASCOT

OSTAC

COSTA

COSTA

TASCO

STOCA

SATOC

COTAS

CATOS

TOSAC

COTAS

TOCAS

ASCOT

TASCO

SATOC

CASTO

CASTO