cucù...? Vi è quarcùu?
LA DIABOLICA SORTITA
(Tritautogramma a ripetizione sequenziale fissa L-D-S)
Letterati, drammaturghi, scrittori, ludolinguisti, desistete, sconsiderati!
Liberatevi dallo scrivere, liberatevi da Satana!
Lo dovete sapere. Lasciatemi dire: sono Ludmilla, dunque so.
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Ludmilla, diligeva scrivere.Lasciava depositare sensazioni, le decodificava scrivendole, leggère di sostanza. Lettere, diari, stralci.
Le dissero:
- Sai levigare, descrivi situazioni liriche, distilli sentimenti, Ludmilla. Dovresti scrivere libri, diobono!
Subito lei decise: si legò determinata sul legno della sedia, legno durissimo, scrisse. Lunghe debordanti storie leziose, datate, sopravvalutate largamente da sconosciuti lettori di siti letterari:
“Delizioso! Sorprendente! Lacrimai! Dostoievskiana! Sublime!
Lettori disavveduti? Semplicemente leggeri? Dolosi scansafatiche? Lodandola dissennatamente solleticarono le deboli speranze letterarie della superficiale Ludmilla, definendola scrittrice.
Lusingata, di suo lacunosa di selfconsciousness, lei, dunque, sdegnando le disamine sicuramente lungimiranti di scaltriti letterati, direttamente spedì leccati dattiloscritti suoi lassù dove splende luminoso Dio sempiterno .
Ludmilla dimostrava sicumera lisciandosi:
- Dimmi, sarò la degnissima scrittrice lauta di successi?
La domanda suonò lepida. Dio sorrise.
Leggendo, drasticamente scurò: lettura disgustosa, soporifera!
- La demente - sbottò - lei destinata? Sehh, lallero! Detestabile superbia! Letterata? Dannosa socialmente!!!…Le donne!
Scocciatissimo, lanciò due saette, liquefece deserti, spruzzò liquamosi diluvi, scagliando lampi disseccò sorgenti.
- Le dovrà servire, linguaiola, da severa lezione! - Disse smettendo, longanime, di seminare letali disastri. Sbadigliò. La dannerò, semmai, laconico dichiarò.
Subendo, Ludmilla, divine stroncature, latrando di stizza lasciò Dio: saluti! Livorosa, discese sotto, là dove sulfurei lezzi
delimitavano satanici lidi. Diavoli scoreggiavano loffe dissacrando salmi luterani, diligentemente scaccolandosi, laidi.
- Dove sta Lucifero, dove Satana? -
- Là, dissero sghignazzando
Lucifero defecava spudoratamente; lappava deltoidi Satana, lussurioso.
- Ditemi, scriverò? – Ludmilla domandò sfrontata lanciando doppi sguardi lascivi - diventerò superfamosa?
La derisero, scialandosi, lubrichi, della sua leggendaria dabbenaggine:
- Sorbole! Lucifero, drizzati, salutala!
- La dottorona! Satana lo diresti? SCRITTRICE, lalalà!!
- Discutiamo seriamente, luccioletta. Desideri successo? La dannazione sarà legittimo, dovuto, soldo. Leggi:
“Dovrai sottostare, lasciarti dominare, sodomizzare, lustrare deretani, scofanarti letame, digerire sassi, ledere dignità, scordare lealtà, dovere, sentimenti, lucrare, delinquere, strisciare”.
- Ludmilla, decidi, sottoscrivi?
Ludmilla disse sì.
Loro dissero:
- Sentiremo. Leggerai domenica. Sparisci.
La domenica Satana le disse:
- Scendi, leggici delle storie. Lavoriamo duro settimanalmente. La domenica sospendiamo. Lunghe domeniche senza linciar dannati, seriose, libere da scuoiamenti, le domeniche senza le divertenti sferzate, le dentate sanguinolente lasciate, dolorosissime, sulle lanuginose duplici sfere lubrificatrici del sesso, le ditate strappaocchi, lingue di scribacchini da lessare, sbruciacchiamenti, liquefazioni di speculatori, lottizzatori doverosamente scarnificati, ladri di stato leccanti doviziosi stronzi: lepidezze davvero sfiziose. Lavoriamo duro seppur lieti di svagarci. La domenica siamo lassi, demotivati, scoglionati: Ludmilla, divertici, suvvia!
(Laggiù, dannati semisvenuti, lungo dossi scoscesi, liberi da sofferenze, languivano debolmente sollevati. Lunedì, drammatica scadenza!)
Ludmilla disse:
- Subito!
Lesse, declamando saccente, lacrimose, deprimenti storie, lungaggini dolciastre, soporose.
Lucifero, deconcentrato, sbadigliava letargico - di solito lui digrignava - Satana lasciava defluire scorregge, liquide deiezioni, sonnecchiando. (Leggermente depressi, sembravano.)
Ludmilla, dal suo leggio, dedita, snocciolava litanie defatiganti, svenevoli letture da suicidio.
LA DEBACLE
Senonché lamenti dolorosi si levarono dalle sparpagliate larve dolenti, supplichevoli, lunghe distese sul lutulento dirupo:
- Salvateci! Ludmilla, desisti! Soccombiamo! Lascia, deh, strazianti letture! Delicato sembra Lucifero, dolce Satana: la disgraziata supera le dolorose scorticature, le dodicimila scudisciate, le dentate supercrudeli.
Lume di speranza: Ludmilla, diavolosanto, soprassieda, liberandoci dallo stillicidio; lunedì, domani, sia lestamente dato: saremo lieti di subire le diavolerie solite.
Lucifero destò Satana. Lambiccandosi dubbiosi sospettavano Ludmilla di sopraffarli. Lei dunque sembrava largamente, decisamente superiore:
Leggendo, deprimeva diavoli, straziava larve dannate, strappando loro devastanti, spaventosi lamenti. Dichiaravano Satana, Lucifero, diavoli sopportabili, lievi. Disdicevole! Saprebbe Ludmilla detronizzarli? Subito la destituirono scacciandola. Lurida donna spocchiosa! Leviamocela dalle scatole!
Ludmilla deambula su limbiche dune silenti. Legge dattiloscritti solinga. Là dimorano solo lemuri dannatamente sordi.